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A volte, per essere ricordati, non basta aver dato
la vita per gli altri o aver raggiunto traguardi mai visti.
È il caso di Géza Kertész, un allenatore di calcio ungherese
trasferitosi in Italia all’età di 31 anni. Qui, nel nostro Paese,
trascorse gran parte della propria esistenza, accolto con affetto
dalla città di Catania, prima di essere ucciso dalla Gestapo per
aver salvato degli ebrei e dei partigiani a Budapest, durante la
Seconda guerra mondiale.
Siamo un gruppo di cittadini
catanesi, amanti dello sport, della storia e della nostra città. Quattro anni fa, per conservare il ricordo di una
grande persona, abbiamo fondato il “Comitato pro Géza Kertész”. Da
allora ci battiamo perché venga attribuito il giusto merito a una
personalità riconosciuta in ambito internazionale e che ha portato la
Catania sportiva ai primi successi in ambito nazionale. Abbiamo
sollecitato più volte la nostra città perché intitoli a Kertész un
piccolo parco, ma la nostra richiesta,
purtroppo, giace dimenticata in un cassetto dell’ufficio
tomoponomastica.
Recentemente il Comune di Catania ha deciso di
dedicare al giornalista Candido Cannavò una piazza, all’interno della
quale è stato realizzato un murales. Vorremmo che anche
all'allenatore-eroe, allo Schindler di Catania, fosse riservato un
onore simile: i valori universali che la sua storia racconta -
lealtà, coraggio e sportività - devono essere trasmessi ai più
giovani.
Il 25 aprile si avvicina. Quest’anno sarà un anniversario speciale: 70 anni
dalla Liberazione. Ci piacerebbe che in vista di questa ricorrenza,
il sindaco di Catania Enzo Bianco compisse un gesto importante,
impegnandosi formalmente a ricordare un eroe del secolo scorso, un
simbolo e un esempio per la nostra città. Caro Sindaco, caro
comune di Catania, dedicate un murales anche a Géza Kertész.
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